Di “Fragile”, il libro di Laura Bonalumi, non ha proprio nulla, a parte il titolo. Anzi, ha una forza tale che prende talmente da tenere incatenati alle sue pagine, una dopo l’altra, fino a che il dolore di una figlia non diventa il dolore di tutte le figlie, il dolore di una mamma non diventa il dolore di tutte le mamme. E noi che leggiamo diventiamo nel contempo madre e figlia, un tutt´uno vagante intorno allo spettro – forte, anch’esso forte – dell’anoressia. Amore, dolore, malattia, morte, in ultima analisi anche resurrezione, argomenti forti scritti con grazia da Laura Bonalumi, avrebbero un peso diverso sulle nostre esistenze se non fossimo custoditi da qualcosa di… oltre. Che potrebbe chiamarsi in un modo straordinario e invece ha un nome comune, Daniele ad esempio, e, come lo descrive l’autrice, è “dolce, come il suono della sua voce, come la misericordia del suo sguardo, l’intensità della sua luce.” Qualcosa che non è un uomo e non è un dio. Un angelo. Per chi ci crede, e anche per chi non ci crede. Che male non gli fa.

Segnalato da: Gradimento
Loredana

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